
“Per ogni inserimento lavorativo effettuato dalla cooperazione sociale lo Stato risparmia 7.000 euro, una persona che era esclusa viene riportata all'interno del circuito lavorativo, impara un lavoro e torna ad essere contribuente”.
Così il Presidente di Federsolidarietà – Confcooperative Giuseppe Guerini ha rivendicato il ruolo che la cooperazione sociale di inserimento lavorativo svolge da 20 anni in Italia, al convegno di ieri a Milano presso l'Università Bocconi, per la presentazione in Lombardia del Libro Verde della cooperazione di inserimento lavorativo di Federsolidarietà.
Guerini ha presentato anche i numeri che a livello nazionale evidenziano come la cooperazione sociale “B” contribuisce all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate - “in Italia la cooperazione sociale di inserimento lavorativo – 1.748 imprese – dà lavoro ad oltre 41.000 lavoratori , di cui 13.800 appartenenti alle fasce di svantaggio più grave, quelle previste dall'art. 4 della legge 381/91”. Inoltre il suo contributo comincia ad essere rilevante anche per l'inserimento lavorativo di fasce di lavoratori con tipologie di svantaggio meno grave ma pur sempre drammatiche, a cominciare dai disoccupati over 50 e gli altri soggetti maggiormente colpiti dalla crisi attuale. Queste tipologie rappresentano infatti oltre 10.200 lavoratori inseriti per oltre 80% con contratti di lavoro a tempo indeterminato nelle cooperative sociali.
Ricordando come pur rappresentando solo l'1 per mille del PIL la cooperazione sociale di inserimento lavorativo inserisca al lavoro il 7% delle persone appartenenti alle fasce più deboli del mercato del lavoro , Guerini ha rivendicato il ruolo di questa cooperazione come soggetto delle politiche attive del lavoro, chiedendo una revisione delle categorie di svantaggio della legge 381/91 per consentire un intervento più incisivo anche a favore delle nuove fasce di povertà e incentivi alle imprese private che forniscono commesse di lavoro finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Guerini, infine, ha ricordato il primo anniversario della stipula del protocollo d'intesa tra Regione Lombardia e Cooperazione sociale che riserva una quota di commesse pubbliche – di Regione e degli enti da essa controllati – per la cooperazione di inserimento lavorativo, chiedendo all'istituzione a dare piena attuazione al protocollo.
Alessandro Ronchi , della Direzione Generale Industria, Artigianato, Edilizia e Cooperazione della Regione Lombardia, ha presentato nello specifico i numeri e il contributo delle cooperative sociali di inserimento lavorativo in Lombardia con 13.000 addetti complessivi di cui quasi 5.000 lavoratori svantaggiati in maggioranza disabili fisici e psichici.
Dopo gli interventi dell'Assessore del Comune di Milano alle Politiche Sociali Mariolina Moioli che ha portato il saluto della città a testimonianza dell'impegno assunto per l'inserimento lavorativo di persone svantaggiate, di Mons. Ferrari della Pastorale Sociale della Conferenza Episcopale lombarda, della direttrice del Master in management dell'impresa sociale, non profit ed imprese cooperative della SDA Bocconi, Federica Bandini che ha testimoniato l'attenzione del mondo accademico a questa realtà, Sara Depedri , dell'Università di Trento, ha fornito i dati di una ricerca sull'inserimento lavorativo della cooperazione sociale e sui positivi aspetti che lo caratterizzano circa la soddisfazione dei lavoratori e degli inseriti, la qualità del lavoro e il suo valore sociale e sull'evoluzione delle tipologie delle persone svantaggiate inserite.
Nella successiva Tavola Rotonda che ha visto gli interventi di Fulvia Colombini di CGIL Lombardia, Roberto Benaglia di CISL Lombardia, Claudio Negro di UIL Lombardia, Giorgio Fiorentini dell'Università Bocconi , Luciano Gualzetti Segretario del Fondo Famiglia Lavoro della Diocesi di Milano , è stata lanciata la proposta di coinvolgere la cooperazione e l'impresa sociale nei percorsi di salvaguardia dell'occupazione per gli espulsi dal mercato del lavoro, specie over 50, anche attraverso l'acquisizione delle imprese che per motivi spesso finanziari e non produttivi non sono più in grado di continuare l'attività imprenditoriale direttamente, creando nuovi modelli di partecipazione dei lavoratori alla vita delle imprese e riconoscendo il valore imprenditoriale delle cooperative di tipo B , apprezzandone la capacità di mantenere occupazione e reddito senza delocalizzare le produzioni.
I lavori sono stati conclusi dall'intervento dell'Assessore alla Formazione, Istruzione e Lavoro della Regione Lombardia Gianni Rossoni che ha condiviso la proposta emersa nella tavola rotonda e riconosciuto l'importante ruolo della cooperazione in Lombardia per la tenuta del sistema imprenditoriale e dell'occupazione, rivendicando altresì le numerose azioni messe in campo dal suo Assessorato per lo sviluppo delle cooperative e dell'inserimento lavorativo dei disabili, in particolare psichici.
Rossoni, rilanciando la proposta della tavola rotonda sull'intervento della cooperazione per rilanciare imprese in difficoltà, ha chiesto un impegno comune tra Regione, cooperative e Sindacati a favore dell'occupazione dei lavoratori con più di 55 anni espulsi dal mercato del lavoro che possono ancora offrire il proprio contributo importante in termini di esperienza e motivazioni.