LAVORO, FAMIGLIA, COOPERATIVE ED ECONOMIA REALE

La famiglia è componente strutturale: deve entrare nell'agenda del fare. Il futuro passa attraverso l'economia reale e partecipata: le cooperative lo fanno da sempre»

«Vogliamo non solo proporre, ma vogliamo anche essere messi in condizione di fare per dare e applicare solidarietà. È soprattutto in momenti di crisi che si usa l'espressione “riforme strutturali”. La famiglia è tra le componenti strutturali di una società e deve entrare nell'agenda del fare. Crisi e globalizzazione impongono riforme veloci per ammodernare il Paese». Lo dice Luigi Marino, presidente Confcooperative intervenendo a Lavoro e famiglia il convegno organizzato a Roma dal Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro composto da (Cisl, Confcooperative, Confartigianato, Mcl e Cdo).

«Va riscoperta e rafforzata la famiglia per l'educazione alla responsabilità e recuperato il lavoro per i valori della soggettività e della libertà. Per riuscirci – aggiunge Marino – il punto di partenza è una scelta di sussidiarietà coraggiosa, partecipata. Un patto di solidarismo per un nuovo Welfare al quale possiamo collaborare con la mutualità delle cooperative sociali, con nuove forme di cooperative tra medici o tra farmacisti, con le reti locali di servizi alla famiglia e all'infanzia. È per questo che guardiamo con grande aspettativa al nuovo disegno del Welfare che emergerà dal Libro Bianco del ministro Sacconi».

«Sono da rivedere i modelli economici – continua Marino – il futuro dell'economia passa attraverso l'economia reale. È tempo di rimettere i piedi per terra: l'economia è per le persone e la finanza è per l'economia. Le cooperative lo fanno da sempre. Abbiamo resistito alle lusinghe della finanziarizzazione e a chi ci rimproverava, fino ieri, per non averlo fatto. Avevamo ragione e a dimostrarlo ci sono gli effetti di questa crisi che porta via le case e incenerisce i risparmi alla gente».

«Occorre rivedere il cinico fatalismo di chi assegna al mercato e al suo funzionamento ogni capacità di risolvere i problemi. Non è così – conclude Marino –. Il mercato è uno strumento che va regolato dalla politica di cui occorre una riscossa. Abbiamo bisogno di una politica con la “P” maiuscola. La politica deve individuare le cure per combattere la pestilenza dell'oggi: crisi, recessione e tutti i suoi effetti più perversi».

«La politica ha gli antidoti da utilizzare: i valori della democrazia economia. Quelli delle cooperative e dei lavoratori autonomi. Quelli del localismo e non perché il piccolo è bello, ma perché il localismo è territorio, il territorio è valore, è sussidiarietà, è mutualità è solidarietà. È quello che occorre».

<< Indietro