CONFCOOPERATIVE: 90 ANNI E NON LI DIMOSTRA

26 maggio: Bagno di folla, oltre 1.000 delegati all'Assemblea del 90°. Marino «Da 90anni valorizziamo la democrazia economica. Sud nella morsa del credit crunch».

Ha 90 anni e non li dimostra. Confcooperative è la più antica tra le associazioni che si rifanno alla Dottrina sociale della Chiesa e dal 1919 promuove la democrazia economica in Italia. Il bilancio fatto a Roma dal presidente di Confcooperative , Luigi Marino (clicca qui per leggere la relazione) , davanti a una gremita assemblea nazionale alla presenza dei ministri Tremonti, Sacconi, Scajola e Ronchi e il presidente della Cei è positivo, nonostante la crisi, e parla di una cooperazione in crescita, in cui l'età media si abbassa e che diventa sempre più rosa, e con saldi legami con il passato e con la Dottrina sociale della Chiesa.

Negli ultimi 10 anni la confederazione ha visto raddoppiare il suo peso economico: il fatturato aggregato del 2008 è di 61 miliardi di euro (+105,5% nel 1998-2008), di cui 8,8 miliardi di euro dalle BCC. Le cooperative della confederazione sono oggi più di 20.000 e i cooperanti sfiorano i tre milioni, mentre gli occupati sono poco più di 500 mila, il 57,9 % dei quali è donna.

Anche la quota rosa nella governance è molto alta: il 40%, che sale al 62% nelle cooperative sociali. Un manager su 4, poi, ha meno di 40 anni. Inoltre la mutualità, l'attività svolta in favore dei soci nelle cooperative, si attesta ben all'82,5%.

Il sistema di Confcooperative tiene nonostante la crisi, ha detto Marino, tanto che il ricorso agli ammortizzatori sociali é inferiore all'1%, ma le cooperative sono tutt'altro che invulnerabili e sono sottoposte a pressioni pesanti, soprattutto per la stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione. Le imprese più robuste e dinamiche reagiscono, specialmente nel settore agroalimentare (il 14% delle coop sono esportatrici), ma la crisi morde soprattutto a partire dai punti deboli.

Per risolvere la crisi, ha detto Marino, le cooperative si propongono come utile strumento di politica industriale: alternativa di possibile rilancio produttivo, anziché di gestione assistenziale delle difficoltà aziendali.

Le regole per combattere la crisi, ha detto, sono nel nostro dna. Marino ha anche chiesto al governo di estendere a tutte le imprese la detassazione degli utili reinvestiti. «È esigenza di tutte le piccole e medie imprese, ma non solo, avere misure per favorire la capitalizzazione e l'integrazione».

Riferendosi a quanto detto dal presidente di Confcooperative sul fatto che risultano in maggiore le difficoltà le cooperative di lavoro e nel Mezzogiorno, dove il 'credit crunch' si fa più sentire, praticamente tutte, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti nel suo intervento ha sottolineato che In Italia «c'é la seconda manifattura d'Europa e questo è un fattore di forza.

Il dramma è rappresentato dal Meridione». Tremonti ha anche attaccato le banche, «fanno finanza fine a se stessa: aumenta la raccolta ma non gli impieghi alle industrie». Secondo il ministro «serve più riflessione e considerazione».

Parlando dell'Iva, il ministro delle Attività produttive, Claudio Scajola, ha detto che nei primi 4 mesi del 2009 sono stati rimborsati 7 miliardi di euro. Il ministro ha anche ricordato che il governo ha potenziato ed esteso all'artigianato il fondo centrale di garanzia, che «potrà così garantire crediti per 70-80 miliardi di euro».

«Un pò meno profitto, più posti di lavoro», ha chiesto il card. Angelo Bagnasco , presidente della Cei, facendo eco al presidente di Confcooperative che nel suo intervento aveva raccomandato alle cooperative associate di sacrificare gli utili per dare priorità al mantenimento dell'occupazione.

Il presidente della Cei ha inoltre auspicato che la dottrina sociale della Chiesa sia «un tesoro di famiglia, un deposito e una ricchezza che tutta la società mantenga nel cuore e nella mente», e rivolgendosi ai soci di Confcooperative ha detto: «spero che sia una dottrina che possa ispirare sempre le vostre azioni».

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