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L' ASSEMBLEA NAZIONALE DI CONFCOOPERATIVE
FESTEGGIA 90 ANNI
AL SERVIZIO DELLE COOPERATIVE
ROMA 26 MAGGIO 2009 |
Novanta anni al fianco delle cooperative .
L'assemblea annuale è solitamente un'occasione per tracciare il bilancio dell'anno passato e confrontarsi sulla rotta da seguire nei mesi a venire. Quest'anno l'assemblea si è arricchita di un appuntamento con la storia: novanta anni fa nasceva Confcooperative la più antica tra le associazioni che si rifanno alla Dottrina sociale della Chiesa.
La Confcooperative non ha abbandonato la strada maestra scelta dai suoi fondatori mantenendo le convinzioni ideali della visione di una società solidale e aperta promuovendo la democrazia economica.
Il bilancio fatto a Roma dal presidente di Confcooperative , Luigi Marino , davanti a una gremita assemblea nazionale alla presenza dei ministri Tremonti, Sacconi, Scajola e Ronchi e il presidente della Cei è positivo, nonostante la crisi, e parla di una cooperazione in crescita, in cui l'età media si abbassa e che diventa sempre più rosa, e con saldi legami con il passato e con la Dottrina sociale della Chiesa.
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Riportiamo in sintesi alcuni passaggi della relazione tenuta dal Presidente Luigi Marino:
“Il 2009 è un anno di difficoltà che non hanno risposte prefabbricate: la politica faccia appello a tutte le sue energie per moltiplicare opportunità.
egli ultimi 10 anni la confederazione ha visto raddoppiare il suo peso economico: il fatturato aggregato del 2008 è di 61 miliardi di euro (+105,5% nel 1998-2008), di cui 8,8 miliardi di euro dalle BCC. Le cooperative della confederazione sono oggi più di 20.000 e i cooperanti sfiorano i tre milioni, mentre gli occupati sono poco più di 500 mila, il 57,9 % dei quali è donna. |
| Anche la quota rosa nella governance è molto alta: il 40%, che sale al 62% nelle cooperative sociali. Un manager su 4, poi, ha meno di 40 anni. Inoltre la mutualità, l'attività svolta in favore dei soci nelle cooperative, si attesta ben all'82,5%. Il sistema di Confcooperative tiene nonostante la crisi, ha detto Marino, tanto che il ricorso agli ammortizzatori sociali é inferiore all'1%, ma le cooperative sono tutt'altro che invulnerabili e sono sottoposte a pressioni pesanti, soprattutto per la stretta creditizia e i ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione. Le imprese più robuste e dinamiche reagiscono, specialmente nel settore agroalimentare (il 14% delle coop sono esportatrici), ma la crisi morde soprattutto a partire dai punti deboli. Per risolvere la crisi, ha detto Marino, le cooperative si propongono come utile strumento di politica industriale: alternativa di possibile rilancio produttivo, anziché di gestione assistenziale delle difficoltà aziendali. Le regole per combattere la crisi, ha detto, sono nel nostro dna. Marino ha anche chiesto al governo di estendere a tutte le imprese la detassazione degli utili reinvestiti. «È esigenza di tutte le piccole e medie imprese, ma non solo, avere misure per favorire la capitalizzazione e l'integrazione». |
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Siamo consapevoli, dice ancora Marino, delle difficoltà che incontra il Governo che da un lato è impegnato a fare una politica antirecessiva e dall'altro è obbligato a tenere d'occhio i conti pubblici. Tante sono le esigenze non soddisfatte per mancanza di risorse.
arebbe più facile la risalita della crisi se fosse possibile un keynesismo delle mani bucate. Se non avessimo senso della misura e realismo la nostra lista delle rivendicazioni non sarebbe la più breve. Non è vero che l'emergenza giustifica tutto. Chi ragionasse così preparerebbe una emergenza dopo l'alta. |
La crisi è per tutti. La partita decisiva sarà il dopo crisi. Speriamo perciò che non tardi il momento in cui riprenderà la riduzione del debito pubblico. Confermiamo il nostro atteggiamento di “fiducia ad occhi aperti”.
Il Presidente Marini ha poi parlato dell'Europa e della Cooperazione europea.
cooperatori hanno verso l'Unione europea un atteggiamento complesso: una grande fede europeista, frustrata da tante inadeguatezze.
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E' un Europa che proclama traguardi ambiziosi con l'agenda di Lisbona, invoca la società della conoscenza, ma è rimasta ancorata al mercato interno e non diventa il soggetto politico dello sviluppo. Forse persino dagli italiani, se venissero consultati direttamente, potrebbe venire un segnale di disaffezione, che in passato sarebbe stato immaginabile.
Un'Europa che censura le identità che l'hanno costruita, brancola senza anima e senza unità diventa l'Europa di riti incomprensibili, del potere delle tecnocrazie. Si, perché questa Europa senza anima ha però l'ideologia di un mercato dominato dal paradigma dell'impresa capitalistica lucrativa.
E così le cooperative italiane (e quelle spagnole, francesi e altre) sono costrette a difendesi dalle accuse strumentali di concorrenti in sedi che hanno una concezione fondamentalista e liberista della concorrenza, che stentano a capire la distinzione tra un'impresa capitalistica e una mutualistica e che quando lo capiscono non sanno trarne le conseguenze. |
Il Presidente Marino parlando poi delle elezioni del Parlamento europeo ha invitato i cooperatori a votare per chi si propone di migliorare l'Unione e di cambiare passo in Europa. Per quanto riguarda il problema dell'immigrazione, il Presidente Marino, ha affermato che la difesa dall'immigrazione illegale è un diritto, anzi un dovere; ma la nostra immagine non può essere congelata sui barconi di Lampedusa. Del lavoro degli immigrati l'Italia ha bisogno e non dobbiamo avere paura di ciò di cui abbiamo bisogno. Nelle nostre cooperative e nella cooperazione in genere, i lavoratori immigrati trovano occupazione stabile e regolare (il 18% degli addetti), diventano soci, diventano amministratori, hanno incominciato a diventare dirigenti del movimento cooperativo. |
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Parlando della riforma del sistema contrattuale, Marino ha affermato che essa è ad un passo importante al quale abbiamo contributo con convinzione. E' un passo nella sussidiarietà economica, che aumenta l'adattabilità delle imprese e del lavoro. Tuttavia, di fronte alle diseguaglianze, sindacati e imprenditori invocano politiche redistributive maggiori, investimenti in formazione e in ricerca, nell'istruzione e nella innovazione, e la riduzione della pressione fiscale. In questa strettoia, nella morsa di aspettative a volte contrastanti, l'Italia è zavorrata dal suo immane debito pubblico.
Il Presidente Marino ha inoltre parlato del “Libro bianco” e dello stato sociale, sulle pensioni sulle donne e lavoro, sulla capitalizzazione delle imprese detassando gli utili destinati al reinvestimento, sul problema del “Mezzogiorno”.
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l Presidente Marino conclude che dalle istituzioni, dopo le riforme degli scorsi anni che hanno reso la disciplina cooperativa più moderna , più severa, più onerosa (fino alla stretta fiscale di un anno fa), ci attendiamo innanzitutto stabilità dell'ordinamento. Ci attendiamo che l'ordinamento italiano sia fermamente tutelato in Europa, come è stato fatto finora, dal Governo in carica, e precedentemente. Non ci stancheremo di auspicare una rinnovata politica cooperativa, che incentivi la cooperazione autentica, ne premi la funzione sociale, ne compensi i vincoli patrimoniali.
La Confcooperative Varese è stata presente all'Assemblea nazionale con una sua delegazione formata da Claudio Marelli, Nicola Abalsamo, Barbara Trebbi, Quintino Magarò, Giancarlo Di Ronco e Carmelo Portelli. |
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