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HANNO SCRITTO DI NOI NELLA PAUSA ESTIVA
da IL FOGLIO del 13 Agosto 2009 |
Il feeling Tremonti-Coop spiegato dal capo delle coop bianche.
Galeotto fu il libri: anzi i libri. E' merito dei due saggi scritti da Giulio Tremonti se il mondo cooperativo cattolico ha iniziato a guardare con attenzione alle mosse del Ministro dell'Economia, fino a collaborare assieme nella creazione della Banca del Sud, voluta da Tremonti e accolta dalle BBC (le banche di credito cooperativo vicine a Confcooperative).
Eppure, non sono stati sempre dalla stessa parte della barricata. Luigi Marino , presidente della centrale bianca conferma al "Foglio" che "con il Ministro i rapporti non sono stati sempre idilliaci, anzi: "Abbiamo avuto un approccio non facile sia nel 1994 che nel 2001. Poi, grazie ai suoi libri, alla denuncia della globalizzazione spinta e del mercantismo, abbiamo capito che ci univa molto di più di quanto non ci dividesse".
A dividere, nel 1994 come nel 2001, erano state le misure fiscali che il Governo di centro destra intendeva prendere per eliminare i privilegi delle cooperative. Nel mirino c'erano le coop rosse; ma sarebbero state colpite anche le bianche. Marino si oppose e dopo lunghe trattative si ottenne qualcosa di meno punitivo. Quindi arrivano i saggi tremontiani: in entrambi Confcoop, ospitò la presentazione dei libri, di fronte a platee di mille dirigenti.
"Nei suoi saggi Tremonti dice cose in cui ci riconosciamo: il principio dell'economia sociale di mercato, per esempio, è molto vicina al nostro concetto di democrazia economica. Condividiamo la necessità delle regole, il primato della politica rispetto ai fenomeni economici, la critica all'Europa del banchieri, o a quelli economisti che guardano agli hedge fund come al Sol dell'avvenire...
Anche noi riteniamo che il modello economico non possa essere solo quello della grande impresa lucrativa, cui è concesso di vivere fuori dalle regole, nutrendosi di tutto ciò che può succhiare a nome del profitto. Questi sono stati i passaggi culturali, prima ancora che politici, che hanno avvicinato, dopo scontri davvero epocali".
La stessa Banca del Sud, spiega ancora marino, "è nata non tanto da una nostra spinta quanto dalla volontà del Ministro, che ci ha chiamato a questo impegno".
Ma perchè scegliere proprio le BCC, come braccio operativo ?. Tremonti ha valutato che le nostre banche sanno dare risposte reali alle esigenze delle famiglie, delle imprese. Un miracolo che hanno saputo compiere i manager che sono a capo del nostro sistema creditizio, Alessandro Azzi e Giulio Magagni, innanzi tutto. Hanno preso questa iniziativa con grande serietà, il merito di questa realizzazione è loro.
Ma al di fuori del mondo Bcc, il giudizio di Marino su banche e banchieri è duro: "Questa crisi nasce dal mondo finanziario, tuttavia chi ne paga le conseguenze non sono le banche ma le imprese. Che un lavoratore si trovi in CIG perchè dei banchieri hanno commesso gravi errori non è giusto. Le banche devono essere consapevoli che il loro ruolo non è solo societario ma sociale, e come tale deve essere sottoposto al controllo della politica, delle istituzioni, della comunità. Il prezzo che stiamo pagando per l'avidità dei banchieri è pazzesco".
Anche in questo emerge il feeling con il Ministro dell'Ecomnomia ?. "Io non mi innamoro dei politici - replica Marino - ma noto che Tremonti sempre più si sta rivelando una risorsa per il Paese. La sua stessa scelta di tenere fermi i conti pubblici per non aumentare il debito è di quelle che soli i veri leader hanno la forza di compiere".
Marino apprezza anche la cultura del socialismo riformista da cui proviene, originariamente. Tremonti: "Ha molti punti in comune con il solidarismo cattolico, che è la nostra matrice. Non a caso, oggi parte di questa cultura è travasata nel Governo Berlusconi: E sono i Ministri che più sono attivi e operativi: Tremonti, come Maurizio Sacconi, come Claudio Scajola.
Il meglio della tradizione socialista riformista, il meglio di quella cristiana. Ma come sarà l'autunno ? Non sono pessimista. Con la fine dell'anno arriverà la fine della recessione. C'è in giro molta ricchezza che non viene investita ma che presto dovrà tornare in circolo. Ci sono fasce di consumatori che hanno ottenuto vantaggi dal calo dell'inflazione e che dovranno tornare a spendere.
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