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HANNO SCRITTO DI NOI NELLA PAUSA ESTIVA
Dal "Corriere della Sera" del 8 Agosto 2009
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Coop Bianche. Il feeling com Tremoni di Sergio Rizzo
Prende corpo il progetto della Banca per il Mezzogiorno che sta a cuore a Tremonti. Dovrebbe essere una società con nocciolo duro costituito dal Ministero dell'Economia e dal sistema delle Coop bianche (ex DC). Su di esso punta Tremonti perché le ex casse rurali sono gli istituti più legati al territorio e perché le uniche a non chiudere i rubinetti del credito verso le piccole imprese durante la crisi.
Banca del Mezzogiorno, "arruolate" le casse ruruli.
Chi ha seguito da vicino la partita assicura che il feeling è intenso. Affinità sviluppatesi dopo le diffidenze di qualche anno fa, quando il mondo delle cooperative e il Governo Berlusconi si guardavano in cagnesco. Fatto sta che i rapporti fra Luigi Marino, il Presidente della Confcooperative (vale a dire le coop bianche), e il Ministro dell'Economia Giulio Tremonti, non potrebbero oggi essere migliori. Il resto viene di conseguenza.
Da settimane gli incontri si susseguono. Fra Tremonti e Alessandro Azzi, il Presidente della Federcasse, ovvero l'associazione alla quale aderiscono le banche di credito cooperativo, e Marino. L'obiettivo è arrivare a metà settembre con il progetto della Banca del Sud che sta tanto a cuore al Ministro dell'Economia, definito nei minimi dettagli tecnici.
Sfuggite all'abbraccio di Unipol, gruppo finanziario controllato dalle coop rosse con cui erano arrivate ad un passo dal matrimonio, le banche delle coop bianche si preparano quindi all'aggancio con Tremonti. Si parla di un istituto snello, una specie di banca di secondo livello , una società bancaria con nocciolo duro costituito dal ministero dell' economia e dal sistema delle banche di credito cooperativo forse dalla stessa Iccrea, ma aperta anche ad altri istituti.
Qualcosa di simile a una "Medio banca del sud" in grado di erogare non soltanto prestiti, ma offrire pure garanzie de consulenze alle piccole imprese. Anche se Mediobanca del Sud è una soglia che non genera esattamente buoni ricordi. Fu coniata oltre vent'anni, fa in piena ubriacatura da intervento straordinario nel Mezzogiorno. La politica ci volle mettere subito il cappello sopra ed il progetto tramontò senza aver lasciato una traccia, precedendo di poco il tracollo delle banche meridionali travolte dall'ingordigia dei partiti, dalle inefficienze e dai prestiti clientelari.
La moderna versione di questa Mediobanca meridionale dovrebbe finanziare le imprese innanzitutto attraverso gli sportelli delle piccole ex casse rurali e artigiane. Che però sono pochini: in tutto circa 600, suddivisi fra un centinaio di banchette, concentrate soprattutto in alcune regioni come la Campania (dove all'indomani del terremoto dell'Irpinia le casse rurali spuntarono come funghi). Ragion per cui il progetto dovrà probabilmente essere allargato ad altri soggetti.
Ma perchè Tremonti punta adesso proprio sull'alleanza delle coop bianche, un tempo roccaforte della DC ?. La risposta è semplice. Per prima cosa le ex casse rurali sono gli istituti più legati al territorio: l'esperienza ha dimostrato che le grandi banche meridionali raccoglievano risparmio al Sud per poi prestarle prevalentemente ai grandi clienti del Nord. In secondo luogo perchè le banche cooperative, sostengono i diretti interessati, sarebbero state le uniche a non chiudere i rubinetti del credito nei confronti delle piccole e piccolissime imprese nella fase più acuta della crisi. E questo per il Tesoro che non cessa di criticare le banche considerate colpevoli di lesinare l'ossigeno agli imprenditori, equivale a un ulteriore attestato di benemerenza. Quanto poi al fatto che il sistema ragiona con una testa settentrionale (la maggior parte delle BCC è a Nord, il presidente di Confcooperative Marino è bolognese e Azzi è bresciano), difficile dire se questo abbia avuto un peso.
Una delle prime rogne da affrontare sarà in ogni caso la scelta del nome. Forse Banca del Mezzogiorno, o qualcosa del genere. Ma non si chiamerà certamente "Banca del Sud". Per un semplice motivo: una Banca del Sud esiste già. E' stata costituita alla fine del 2006 sotto l'ombrello della Fondazione Banco di Napoli, nella cui sede si tengono le assemblee. Il vicepresidente della stessa Fondazione, Egidio Nicora Mitideri, è nel comitato esecutivo. Mentre alla presidenza è stato chiamato Giulio Lanciotti, già direttore della sede di Napoli della Banca d'Italia. I soci sono circa 450, con quota da 5 mila a 100 mila euro. Se si eccettua il Banco di Napoli, istituto che ora fa parte del gruppo Intesa San Paolo, titolare del 15% delle azioni avendo investito nel capitale dell'istituto meridionale 2,7 milioni di euro, la Fondiaria Sai di Salvatore Ligresti, con il 5,5% (un milione),l'imprednitore partenopeo Massino Alemagna, con il 4,7% (860 mila euro) e la famiglia Longo, con il 3% (530 mila euro). Al loro fianco gli armatori Grimaldi e D'Amato, Francesco Floro FLores, Maurizio Romiti, Valter Lozza.. e poi l'ordine dei commercialisti, dei ragionieri.. SERGIO RIZZO.
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