
17 - 18 giugno: Ivo Cremonini riconfermato alla presidenza di Federabitazione Confcooperative «Cooperazione è risposta più adeguata a fasce deboli. Rilanciare Piano casa»
Un sistema di 2.540 cooperative, 160mila soci, 900 lavoratori e un fatturato di 3,1 miliardi di euro. È questa la fotografia di Federabitazione – Confcooperative scattata dal presidente Ivo Cremonini riconfermato alla guida della federazione dall'assemblea che si è svolta al Palazzo della Cooperazione di Roma.
«Nonostante la crisi e il crollo del mercato immobiliare – ha detto Cremonini – nel 2009 il fatturato delle nostre imprese è rimasto stabile rispetto al 2008, anche se bisogna sottolineare che diverse strutture registrano un rallentamento della loro attività e una domanda ancora debole».
«Ci sono tuttavia dei fattori che frenano ripresa e sviluppo – ha aggiunto il presidente – tra questi: la difficoltà di accesso al credito, le lungaggini amministrative per l'ottenimento delle concessioni, denunciata secondo il nostro centro studi dal 60% dei cooperatori».
«Le cooperative affrontano queste difficoltà, come suggerisce Confcooperative, attraverso i processi di patrimonializzazione e capitalizzazione, oltre che di aggregazione consortile. Solo così le cooperative possono accrescere la competitività e individuare i percorsi più adatti per lo sviluppo e offrire valide risposte alle sempre più crescenti esigenze abitative di chi una casa adeguata e dignitosa ancora non ce l'ha».
«Nel nostro Paese, infatti, sta crescendo la domanda abitativa espressa dalle fasce più deboli della popolazione: lavoratori in mobilità, famiglie monogenitoriali, anziani, studenti universitari, giovani coppie, cittadini extracomunitari che lavorano regolarmente. La cooperazione di abitazione – ha dichiarato Cremonini – è l'unica che continua a offrire risposte a queste fasce di cittadini e continueranno a farlo, perché sono depositarie dei valori della solidarietà e della sussidiarietà continueranno. È questa la sfida che ci attende nel prossimo futuro».
«Sul fronte dei servizi abitativi sociali, il sistema cooperativo può svolgere un ruolo primario, a condizione che vengano promossi meccanismi più equi che agevolino l'acquisizione a costi compatibili delle aree pubbliche su cui edificare – ha concluso Cremonini – è questo uno degli impegni che chiediamo alle istituzioni nazionali e locali. Oltre a ciò, chiediamo loro di: 1) affrontare con più determinazione la questione abitativa, ormai vera e propria emergenza nazionale, specie nel Sud; 2) di rafforzare la disponibilità di alloggi in locazione a prezzi ragionevoli e la lotta al mercato degli affitti in nero; 3) rilanciare il “Piano casa”, seguendo la logica della sostenibilità, della qualità a costi accessibili e dell'inclusione sociale».
Alcuni numeri evidenziati dal presidente Cremonini
«La federazione si conferma una realtà solida e longeva perché due cooperative su tre hanno più di 20 anni di vita; è dinamica, dal momento che nel 2009 ha registrato l'adesione di 120 nuove cooperative e 5 consorzi; ben radicata nel territorio. Federabitazione centra in pieno anche la propria finalità mutualistica: il 70% dei soci delle cooperative sono assegnatari di alloggio, l'80% delle abitazioni è assegnato ai soci in proprietà e, nell'89% dei casi, è favorito l'accesso alla prima casa. A tutto questo si aggiunge il lusinghiero risultato ottenuto con il progetto comunitario SHE (Sustainable Housing in Europe) di cui siamo capofila in Europa, concluso lo scorso anno, e che ha visto la realizzazione di oltre 700 alloggi altamente ecosostenibili».
Sintesi analisi Cresme sul ruolo della cooperazione di abitazione nello scenario immobiliare
Nella fase espansiva degli anni 2000 la cooperazione aderente a Federabitazione – Confcooperative ha realizzato 11 – 12mila nuovi alloggi annui, pari al 4,7% dell'offerta media annua. La flessione del mercato immobiliare, avvenuta nel quadriennio 2006 – 2010, pari al 35%, ha ridefinito la produzione su valori più contenuti: 7.000 alloggi per il 2011. Passare da 11 – 12mila alloggi su 236.000 a 7.000 alloggi su 160.000 vuol dire passare dal 4,7% del mercato al 4,4% del mercato.
Il ruolo della cooperazione, però, può crescere nella crisi. Perché è in grado di rispondere in modo differente e più adatto alle richieste del mercato che deciderà quanti alloggi, di questi 160.000, saranno realizzati secondo schemi ‘tradizionali', quanti saranno espressione di domande nuove e chi sarà in grado di intercettarne la domanda.
Nella fase nuova di mercato la partita dell'edilizia sociale si giocherà sul piano del limited profit housing. Una partita nella quale occorre ripensare la qualità edilizia e insediativa. Occorre ripensare i nuovi modelli di offerta. Le esperienze più avanzate indicano già la strada dell'evoluzione dei modelli: la nuova qualità del prodotto edilizio e l'attenzione al risparmio energetico; l'integrazione tra costruzioni, servizi, energia e l'applicazione del concetto di life time value; il concetto di gestione e manutenzione non del solo edificio, ma dell'insediamento ; il concetto di equilibrio tra costruito, ambiente e territorio .
La cooperazione di abitazione ha nel suo dna la capacità di pensare a forme di intervento che definiscano modelli di offerta giocati sul modello di “servizi totali integrati”: fatto di servizi agli edifici, di servizi alle persone, di servizi allo spazio, di servizi pubblici e sociali, di servizi alla qualità della vita; di interventi di riqualificazione, di nuovi interventi di spazi pubblici, di demolizioni (nel caso servisse), di potenzialità di nuove costruzioni, di nuove tipologie edilizie, di nuovi standard tecnologici.
Insomma occorre una nuova filosofia nella costruzione della casa e del contesto nel quale viene costruita la casa che poggia le sue basi su una visione più ampia e sulla possibilità di fare i conti, tra risorse pubbliche e risorse private, definendo gli obiettivi delle prestazioni: project financing, facility management ed energy technology. È su queste basi che si costruirà il secondo decennio degli anni 2000. E l'esperienza concreta già maturata mette la cooperazione in una posizione di vantaggio.
Alcuni numeri:
La produzione media annua di alloggi nel primo decennio del 2000 ha toccato il suo picco nel 2007 con 299.000 abitazioni. La media del periodo 2000-2009 è stata di 236.000 abitazioni all'anno, mentre all'inizio del ciclo, nel 2000, si producevano 159.000 abitazioni all'anno. Nel 2011 si tornerà sui livelli di produzione del 2000: 159.000 abitazioni
Notizia collegata: Assemblea Federabitazione del 17-18 giugno
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