CONSIGLIO NAZIONALE

20 maggio: Conti pubblici, difesa delle fasce deboli, stato di salute delle cooperative e ruolo politico della Ue. Questi alcuni dei temi affrontati dal presidente Marino nel corso del CN

«La linea di rigore mostrata dal ministro Tremonti sulla tenuta dei conti pubblici , sarà stata anche impopolare, ma la salvaguardia di un paese passa attraverso la tenuta dei suoi conti pubblici e la disavventura ellenica docet».

Sono le dichiarazioni con le quali il presidente Marino ha aperto i lavori del Consiglio nazionale svoltosi al Palazzo della Cooperazione di Via Torino.

Conti pubblici e difesa delle fasce più deboli «Tenere i conti pubblici in ordine – ha spiegato Marino – è una necessità di protezione delle fasce più deboli della popolazione, perché sono sempre i più deboli a fare le spese in caso di eventuali politiche – economiche all'insegna dell'austerity».

Sul fronte imprese «Gli interventi a pioggia che danno poco a tutti – ha aggiunto Marino – rappresentano l'esatto contrario di quanto si dovrebbe fare, perché hanno un grosso impatto sulle casse dello Stato e non migliorano la situazione di nessuno. Non seguiremo altre organizzazioni nella richiesta di questi interventi che non abbiamo mai condiviso e mai li condivideremo».

Le cooperative e la crisi « Ancora una volta – ha continuato Marino – c'è un saldo positivo nella nascita di nuove cooperative. Rispondono meglio alla crisi al Nord e quando sono di medio – grandi dimensioni con un bassissimo utilizzo della CIG e una difesa a oltranza dell'occupazione a scapito degli utili. Diversi i problemi sul fronte della liquidità e della tesoreria per l'annoso problema dei ritardati pagamenti».

A tal proposito è imminente la nota congiunturale realizzata da Elabora, Centro studi di Confcooperative con cui si approfondirà lo stato di salute delle cooperative aderenti.

Sulla valuta

«L'euro è e resta una moneta forte – ha concluso Marino – ma orfana politicamente. L'Europa e i suoi stati membri devono far sì che la politica regoli e corregga la religione del mercato per il mercato per prevenire la follia della speculazione finanziaria».

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