
Provvedimenti urgenti per stabilizzare il settore e porre le basi per un suo rilancio. Sono queste alcune delle richieste lanciate al governo da parte delle associazioni della Vigilanza privata, tra cui quelle aderenti a Federlavoro e Servizi – Confcooperative, che, in una nota congiunta, pongono all'attenzione dell'esecutivo la sopravvenuta impossibilità per molte imprese del comparto di sostenere l'onere derivante dall'attuale impianto contrattuale nazionale e di secondo livello.
Il contratto nazionale della Vigilanza privata italiana, dichiarano inoltre le associazioni, è scaduto nel dicembre del 2008, e da allora ad oggi sono venute progressivamente meno le condizioni per procedere ad un rinnovo dello stesso.
Tale situazione, si legge ancora nel comunicato, è stata determinata anche dall'intervento della Corte di Giustizia Europea del dicembre del 2007, che ha scardinato il sistema vigente della “tariffa di legalità”, unico ed ultimo baluardo a difesa della capacità di tenuta degli istituti di Vigilanza nei confronti dell'allora accennata, oggi deflagrata crisi di mercato.
Nella nota, infine, le associazioni di categoria indicano alcune ipotesi di soluzione delle più immediate esigenze, sia di carattere fiscale che di determinazione di parametri ineludibili riguardanti il costo del lavoro nella sua completezza, che nel comparto della Vigilanza privata non deriva dalla sola applicazione dei parametri contrattuali, in quanto agli stessi vanno aggiunti gli oneri derivanti dall'ottemperanza alle norme di legge che disciplinano la attività, con particolare riferimento al rispetto di quelle relative alla sicurezza, individuale e collettiva.
Il settore della Vigilanza privata conta circa 49 mila dipendenti per 924 imprese.
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