SI ALLA CHIAREZZA. NO ALLE LETTURE SUPERFICIALI

30 aprile: Federsolidarietà - Confcooperative "Minori senza politiche sociali e senza politiche per la famiglia: più che un business un dramma!"

"La meritoria inchiesta apparsa su La Repubblica affronta e analizza un tema  di grandissima importanza. Dobbiamo stare, però, attenti a trarre conclusioni che anziché chiarire i dubbi e far nascere interesse intorno a una vicenda molto complessa, e a volte, purtroppo, anche drammatica come quella dei minori allontanati dalle famiglie, aggiunge elementi di inquietudine. 

Siamo convinti che se ci sono mele marce nel mondo del welfare e dell'accoglienza vanno perseguite e colpite senza indugio. Va evitato, però, di fermarsi in superficie alimentando la cultura del sospetto e delle dietrologie, sui temi del sociale, della famiglia, del welfare. A tutto questo i media e le istituzioni, con il nostro aiuto e il nostro impegno devono stare attenti.  

La drammaticità nella drammaticità della questione è rappresentata dalla ormai totale assenza di un piano di politiche reali per la famiglie nel nostro paese. Dalla polverizzazione delle politiche di welfare per i minori prive ormai di una pianificazione nazionale, oltre che delle risorse economiche che giungono dall'esanime fondo nazionale delle politiche sociali.

Fra gli enti che gestiscono le molte comunità alloggio e le case famiglia sparse in tutta Italia possiamo con serenità sostenere che prevalgono di gran lunga le realtà del non profit che mantengono questi servizi con uno sforzo enorme senza generare AFFARI o BUSINESS.

Possiamo tranquillamente assicurare che nessuna fra le tante realtà che ci capita di frequentare o nelle quali ci imbattiamo per il quotidiano lavoro di rappresentanza abbia prolungato artificiosamente, di un solo giorno, la permanenza di un bambino in comunità. Con altrettanta certezza, purtroppo, possiamo dire che migliaia i minori, molto spesso bambini, a cui non si riesce a dare una risposta migliore perché mancano politiche coordinate.

Mancano idee e progettualità, dove ogni Comune programma i propri servizi e interventi al di fuori di politiche di sistema per minori e famiglie. In un contesto simile prevalgono solo le logiche burocratiche e amministrative dove le decisioni le assumono i magistrati. sempre più frequentemente sotto la pressione di avvocati e controparti che ingaggiano guerre giudiziarie sulla pelle dei bambini, in un altro campo di battagli assurdo che è la kafkiana macchina della giustizia italiana. Con i suoi tempi. Con i suoi riti. 

Altro punto di riflessione circa sugli “interessi di bottega”. Con un pizzico di buon senso  si capisce che mantenere un bambino in una comunità è vero che costa alla PA dai 70 ai 120 euro al giorno, ma basterebbe visitare alcune di queste realtà e verificarne i bilanci di gestione per capire come queste risorse siano spese in grandissima parte spese in modo appropriato, sono spesso non sufficienti e rientrano in un altro malcostume tutto italiano che si chiama ritardati pagamenti fino all'inverosimile.

Ultimo, ma non per importanza, punto di riflessione sull'allusione al fatto che le case famiglia e le comunità alloggio non siano assoggettate ad alcun controllo. Nelle regioni citate Emilia Romagna, Lazio, Lombardia esistono da anni sistemi di autorizzazione al funzionamento, servizi di vigilanza e ispezione. Si vanno diffondendo anche sistemi di accreditamento con rigidi standard di qualità che non devono sfuggire.

Come nel caso del dumping siamo i primi a sostenere i media quando denunciano sacche di mercato pirata, ma guai a ricercare lo scandalo a ogni costo dando vita a nubi che contaminano anche un settore come quello dell'assistenza e della cura dei minori che avrebbe bisogno di valorizzare le silenziose foreste di solidarietà e di buoni servizi che crescono tra mille difficoltà e mille e mille drammi senza che i media, l'opinione pubblica e le istituzioni se ne curino più di tanto".

Giuseppe Guerini, p residente Federsolidarietà - Confcooperative

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