Ampi stralci dell'intervista del presidente Marino che dalle colonne di Panorama Economy rilancia per una Parmalat italiana ijn newco con Granarolo ( clicca qui per scaricare tutto l'articolo ),
Una newco nella quale far confluire il meglio della Granarolo e il meglio della Parmalat, cioè le loro produzioni specifiche nel settore del latte: è l'idea che piace più di ogni altra, «nell'interesse del settore e del Paese», a Luigi Marino, presidente della Confcooperative - la centrale che riunisce e rappresenta la quasi totalità delle latterie sociali italiane azioniste della Granarolo - nonché, da un paio di mesi, portavoce unico della neonata Alleanza tra le cooperative italiane, ente di coordinamento tra Confcooperative, Legacoop e Agci.
«Ma il nostro ruolo» chiarisce Marino «può essere soltanto industriale. Non dobbiamo metterci a fare i finanzieri. Ci snatureremmo e... quando le cooperative ci hanno provato, non è mai andata bene».
…Con la competenza e la forza produttiva di Granarolo potremmo promuovere la creazione di una nuova azienda, un campione nazionale nel settore del latte, forte, globale e capace di trattare con rispetto i produttori agricoli italiani, tutta la filiera…
…Tutto quanto abbiamo realizzato in tanti anni, noi uomini e donne della cooperazione italiana, l'abbiamo fatto gradualmente, puntando sull'economia reale, che è il nostro modo di essere...
…alla domanda E se Parmalat finisse a Lactalls? “Sarebbe un gravissimo problema, da qualunque angolatura lo si valuti…Ben venga l'iniziativa del ministro Tremonti di introdurre nell'ordinamento norme simmetriche a quelle varate dalla Francia per proteggere l'identità nazionale delle sue aziende in molti settori.
…La cooperazione ha subito da Parmalat una concorrenza durissima che nasceva da un uso drogato della finanza, che ha sventrato l'azienda. Insomma, concorrenza sleale. Quando poi Parmalat è stata rilanciata al netto dei debiti, e con tutti gli aiuti che ha avuto sia nei confronti del fisco che dell'Inps, ha ripreso a fare concorrenza sleale, proprio perché - libera da oneri del passato - ha potuto fare tantissima pubblicità, conquistando più mercato che se avesse giocato ad armi pari…
…Adesso che si affaccia uno scalatore straniero, approfittando dell'abbandono proprietario in cui l'azienda è stata lasciata, per volere e responsabilità anche del capo azienda Enrico Bondi, rischiamo che tutto l'avviamento di Parmalat finisca nelle mani di una multinazionale francese, che indirizzerebbe contro i piccoli concorrenti italiani tutta la forza acquistata dal marchio in 15 anni di dumping. Sarebbe davvero troppo.
Se non proteggiamo, con l'italianità di Parmalat, la filiera del latte che si riversa sull'azienda, rischiamo davvero di perdere, oltre che una grande azienda, migliaia di allevatori…
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